“Ignoranza e fanatismo sono spesso indissociabili, essendo il fanatismo frutto dell’ignoranza”. E i giornalisti possono “fare molto affinché la conoscenza sostituisca l’ignoranza, attraverso una diffusione di informazioni accurata e obiettiva”. Ignoranza che, “nonostante il grande progresso compiuto dai massa media, rimane ancora molto diffusa”. Lo ha rilevato questa mattina il card. Edward Idris Casssidy, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, nell’omelia pronunciata durante la celebrazione ecumenica “Festa della Parola”, che ha riunito nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura giornalisti di tutto al mondo, in occasione della terza giornata del loro programma giubilare. “Siate ambasciatori di riconciliazione, di verità – ha auspicato il cardinale -; costruite ponti là dove ce ne è più bisogno; incoraggiate coloro che leggono e ascoltano le vostre parole a rispettarsi vicendevolmente, a preoccuparsi gli uni degli altri, a condividere ciò che hanno e ad amarsi!”. “Un vero ambasciatore di Cristo – ha proseguito il card. Cassidy – deve scegliere di promuovere il bene, non il male; deve adoperarsi per diffondere la verità, non le menzogne, deve tentare di riconciliare, non di dividere. Ciò non limita la libertà di stampa”. Nella basilica di San Paolo, “esperto nella comunicazione”, il prefetto del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, ha anche rivolto una richiesta affinché “tutti coloro che sono incaricati di presentare informazioni relative alla religione e agli eventi religiosi siano formati specificamente per svolgere questo compito importante e delicato”. Nessun “redattore – ha rilevato il cardinale – che si rispetti chiederebbe ad un giornalista di fare la cronaca di un evento politico o sportivo se non fosse competente” sull’argomento. E dunque, “come mai accade che si incarichino dei giornalisti privi del necessario background per interrogarci su questioni religiose?” .” “” “” “