I rifugiati, sfollati, richiedenti asilo, operatori pastorali e umanitari riuniti a Roma per la celebrazione del Giubileo dei migranti e degli itineranti presentano oggi una Carta giubilare dei diritti dei profughi, che verrà offerta domani al Papa durante la Messa in Piazza San Pietro. Nella Carta si riafferma, tra l’altro, “il diritto di non essere respinti alle frontiere del Paese nel quale chiedono protezione”, e di ricevere una “giusta e tempestiva risposta” alla richiesta di asilo; “il diritto di essere ascoltati da un’autorità competente e ben disposta e di non subire trattamenti di detenzione durante l’esame della domanda di asilo”; “il diritto alla riservatezza delle informazioni fornite; a vivere dignitosamente e a ricevere gli aiuti necessari; ad appellarsi in caso di decisione negativa circa il riconoscimento dello status di rifugiato e di risiedere nel territorio del Paese di asilo per la durata del ricorso”. Ma anche “il diritto dei Paesi più poveri di essere sostenuti dai Paesi più ricchi” ed ad avere “una vita dignitosa nel Paese di asilo fintanto che perdurano le condizioni di insicurezza nel Paese di origine”. Vengono poi ricordati i diritti delle “famiglie separate di conoscere il prima possibile ove si trovino i loro parenti dispersi e di mettersi in contatto con loro” e di essere riunite il più presto possibile”; “delle donne rifugiate di ricevere un’attenzione speciale, che garantisca loro la protezione da qualsiasi forma di violenza, la tutela della maternità”; “dei minori e degli anziani a una protezione particolare”; “dei bambini e degli adolescenti all’educazione, all’assistenza medica e a un ambiente sicuro”. Viene anche auspicato “il diritto ad essere protetti da qualsiasi tipo di reclutamento militare e di coinvolgimento nei conflitti armati”, “ad un ritorno dignitoso e sicuro in patria” e ad “un’informazione corretta e obiettiva da parte dei mezzi di comunicazione, che non generi ingiuste criminalizzazioni o falsi allarmismi sugli avvenimenti e sulla situazione tanto nei Paesi d’arrivo che in quelli d’origine”. Nella Carta si chiede inoltre alla Comunità internazionale di impegnarsi “a fermare quelle attività che per loro natura producono crisi di rifugiati”.” “” “