GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ: I LINGUAGGI DELLE NUOVE GENERAZIONI

“Quando la pastorale giovanile riesce ad incrociare le domande dei giovani è sempre piena di risposte per loro. Il problema è che i linguaggi sono difficili da decifrare dall’una e dall’altra parte”. Lo ha detto oggi mons. Giuseppe Betori, sottosegretario della Cei e vicepresidente del comitato italiano per la Gmg, a margine della presentazione della Bibbia in cd-card. ” “”Per questo motivo – ha riferito mons. Betori – all’interno della Gmg proveremo tanti linguaggi: da quello semplice della consegna di un Vangelo, fino ai linguaggi più nuovi della drammatizzazione, della musica, dell’arte e della multimedialità”. Vedere, infatti, per mons. Betori “tanti giovani che in modi e linguaggi diversi si accostano al problema della fede porterà esperienze nuove nella Chiesa e nella pastorale. Vedere e provare in questo caso può aiutare in futuro anche le nostre pastorali giovanili”. Intanto a meno di un mese dall’avvio della Gmg “tutto si sta muovendo secondo le aspettative, così anche il numero dei partecipanti”. In particolare sulle cifre – secondo il sottosegretario della Cei “c’è stato l’equivoco con quei 57 mila paganti che non era un dato aggiornato. Le iscrizioni sono già oltre 250 mila, e molte ne arriveranno nell’imminenza della giornata per cui le previsioni fatte di oltre un milione di giovani con il Papa saranno più che rispettate”. Mons. Betori ha poi ribadito che “il tema della consegna della fede ai giovani e della riconsegna da parte loro ad altri giovani sarà la caratteristica della Gmg”. “Come chiesa ospitante – ha proseguito mons. Betori – la Chiesa italiana è impegnata ad accogliere oltre 150 mila giovani stranieri nelle diocesi, dove comunità ecclesiali e civili si stanno muovendo in sinergia e in grande accordo. Credo – ha concluso – che sarà una grande iniezione di gioventù per la nostra chiesa. La presenza, poi, di giovani di paesi in guerra, di paesi poveri e in difficoltà sarà anche uno stimolo ad allargare la riflessione oltre i nostri stessi confini”.” “