Contribuire attraverso il dialogo all’unità delle Chiese; sperare che il processo di europeizzazione interessi anche la Jugoslavia “che per storia, tradizione e cultura appartiene all’Europa”; porre fiducia nelle nuove generazioni. Sono i tre punti fissati in una dichiarazione congiunta siglata da una delegazione di vescovi ortodossi serbi ed una di vescovi cattolici del Comece, la Conferenza dei vescovi della Comunità europea, al termine di una visita a Belgrado dal 13 al 17 luglio.” “”E’ motivo di gioia – si legge nella dichiarazione resa nota oggi – che le nostre chiese abbiano rinnovato i loro contatti in questo anno giubilare. Per tre giorni abbiamo pregato e riscoperto molto di ciò che abbiamo in comune”. Attraverso il dialogo ecumenico “cerchiamo di contribuire all’unità delle nostre Chiese. Insieme speriamo che il processo di europeizzazione dell’Unione europea interessi anche la Jugoslavia che per storia, tradizione e cultura appartiene all’Europa”. Nella dichiarazione i vescovi auspicano, inoltre, il ritorno di tutti i Serbi e degli altri rifugiati dal Kossovo nelle proprie terre. Al riguardo “le sanzioni economiche imposte dai Governi occidentali – scrivono i vescovi – dovrebbero essere tolte e invitiamo i Governi ad adoperarsi in questo senso. Esse sono uno degli ostacoli ad un inizio di cooperazione della Serbia e della Yugoslavia con le nazioni vicine. Riteniamo che la cooperazione regionale sia una pre-condizione per una effettiva e duratura pace in questa area”. Infine i giovani, su cui i vescovi nutrono particolare fiducia. “Molti giovani – affermano i vescovi – resistono alle tentazioni del consumismo e cercano uno scopo nella vita nel rinnovamento spirituale. Come Chiese ci sentiamo interpellati a rispondere alle loro domande e come vescovi speriamo di costruire ponti spirituali tra le nuove generazioni europee”. Primo segno concreto sarà un grande incontro di giovani a Belgrado.” “