Sfollati in fuga; forze dell’ordine coinvolte negli scontri; gente sfiduciata verso la pace; continua strumentalizzazione dei sentimenti religiosi. Sono questi gli elementi chiave per delineare il quadro attuale del conflitto nelle Molucche. In un’intervista a Fides p.Agustinus Ulahaiyanan, 42 anni, rettore del seminario saveriano di Ambon e responsabile del Centro di Crisi della diocesi di Amboina, fa un’analisi della situazione. “Mi dispiace – afferma il religioso – che l’opinione internazionale abbia sempre avuto questo punto di vista. All’inizio non erano questi i motivi del conflitto. I sentimenti religiosi sono stati strumentalizzati per fini malefici, e la popolazione si è lasciata coinvolgere. Per questo apprezziamo molto i musulmani che hanno coscienza trasparente, ma ora essi non possono far molto: sono minacciati come tutti gli altri. Anche i membri del consiglio locale degli ulama sono impotenti. Tutte le comunicazioni sono interrotte ed è molto difficile metterci in contatto con i leader musulmani”.” “”Avevamo cominciato a lavorare con giovani cristiani e musulmani (“il Gruppo 24″) – continua padre Agustinus – per creare un nuovo modello di coesistenza. Ma i nostri sforzi di creare un Centro di riconciliazione sociale sono falliti. Eravamo sulla buona strada, avendo appurato che Islam e Cristianesimo non sono avversari inconciliabili, e che qualcuno cerca di dividerci. Se i musulmani non si convincono che bisogna combattere contro un nemico comune, sarà molto difficile tornare alla coesistenza pacifica”. ” “