“Chi si dichiara contrario alla legalizzazione dell’eutanasia non è un bigotto”, ma una persona che fa “una precisa distinzione tra casi singoli, tragici ed estremi” e una materia – come quella della “dolce morte” – “che non può essere affrontata con la fredda burocrazia o con la semplice forza della regolazione normativa”. L’opinione è di Francesco D’Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, che in margine ad un articolo pubblicato oggi su un grande quotidiano nazionale – in cui Indro Montanelli si scaglia, appunto, contro “le arroganti obiezioni dei bigotti” – definisce “inaccettabile qualsiasi forma di legalizzazione dell’eutanasia”. “Se – spiega, infatti, D’Agostino – alcuni gesti estremi messi in atto in situazioni disperate e tragiche possono essere umanamente comprensibili, anche se non moralmente giustificabili, non si può evocare il carattere emotivo di questi gesti, legati a particolari situazioni psicologiche, per gestire una materia così complessa come l’eutanasia con una legge che burocratizza il processo della morte somministrata da medici a pazienti terminali”. D’Agostino, in particolare, invita “a fare attenzione che non si ripeta, con l’eutanasia, quello che è successo con la legalizzazione dell’aborto: evocando l’aborto a fini terapeutici, finalizzato all’eliminazione di feti malformati, si è di fatto introdotta una legislazione che consente l’uccisione di feti sanissimi, al di là di ogni contesto terapeutico”. Diversi esempi di legislazione in materia, conclude D’Agostino citando il caso dell’Olanda, “garantiscono pochissimo la vita dei malati terminali ed esaltano il potere dei medici nel gestire la vita dei pazienti, esonerando i medici da qualunque rischio di imputazione nel trattamenti dei malati terminali”.