VICENZA: HANDICAP E DISAGIO, GEMELLAGGI TRA FAMIGLIE

Superare “il muro di silenzio” che la società crea attorno alle famiglie alle prese con “situazioni di disagio”. Questo l’appello rivolto dalla Caritas diocesana di Vicenza – e accompagnato da una lettera del vescovo, mons. Pietro Nonis – alle Unità locali socio-sanitarie, alla vigilia della realizzazione dei nuovi “piani di zona” per i settori di intervento relativi alle varie forme di disagio sociale. “Siamo convinti – si legge nel documento – che non sia possibile conoscere, programmare, intervenire o curare una persona con handicap, un malato o un tossicodipendente, un minore in disagio, senza tener conto del grado di coinvolgimento della famiglia in ogni fase dell’attività”. Di qui la necessità di “sollecitare il pieno coinvolgimento di intere famiglie con tutte le loro benefiche e vitali relazioni nell’azione di volontariato, di prossimità, di accompagnamento alla persona disagiata”. Per questo la Caritas vicentina propone i modelli delle “famiglie di riferimento” e delle “famiglie gemelle”, che si “affiancano a quelle in situazione di difficoltà e sofferenza”. Sul territorio, inoltre, un’attenzione particolare dovrebbe essere riservata “all’attività dei medici di famiglia, che già a volte sono, ma di più dovrebbero diventare, fulcro delle attività di prevenzione e di segnalazione, visto che il medico di famiglia è la persona più vicina alla quale ogni cittadino può rivolgersi”. Nel concreto, infine, la Chiesa di Vicenza avanza “alcune proposte operative che riguardano i problemi delle famiglie”, tra cui “forme di affido informale” per la sorveglianza dei figli in alcuni momenti della giornata, possibilità di “ricoveri temporanei” per famiglie con persone handicappate, attività di “informazione preventiva” per le donne che rischiano di trovarsi in situazione di “prostituzione coatta”.