GIUBILEO AD ASSISI: NEI PRIMI SEI MESI IL 50% DEI PELLEGRINI IN PIÙ (2)

“Una bella catechesi francescana per i pellegrini che si fermano ad Assisi”: così padre Giulio Berrettoni, custode del Sacro Convento, ha definito “Francesco, il musical”, lo spettacolo di Vincenzo Cerami in scena tutti i giorni ad Assisi. Per lo scrittore, il musical è per gli spettatori “una favola in cui il pubblico ha la possibilità di riappropriarsi dei luoghi di Francesco”, un personaggio “di un’attualità scandalosa e perenne”, da otto secoli a questa parte. “La figura di Francesco – ha proseguito lo scrittore – è lì a rinnovare una conflittualità irrisolta, che è quella del mistero. Francesco ci ricorda continuamente che l’uomo e il sasso sono la stessa cosa, sono creature la cui esistenza è coperta dal mistero”. In un’epoca di “guerre mostruose, drammi irrisolti, lutti, pianti, tormenti”, per Cerami “Francesco fa una scelta di rottura così potente da rivelarsi qualcosa di meravigliosamente scandaloso, perché vuole dimostrare che all’origine di quelle guerre non c’è l’ingiustizia, ma un modo di vedere il mondo che già in se stesso incita alla violenza”. Francesco dimostra, in altre parole, che “a monte di tutto ciò c’è lo smarrimento dell’uomo verso il creato: un senso di smarrimento che appartiene a tutti, ma che tutti dimentichiamo. E’ lo specchio del nostro rapporto con la trascendenza, con Dio: solo in questo modo ci riconosciamo come creature”. Ed Assisi, in questa prospettiva, “è un’enciclopedia di segni – ha concluso lo scrittore – che continuano a parlare anche agli atei. Assisi ha questo segno assolutamente straordinario che contempla la sacralità, la coniuga con la memoria del dolore, ma dove il dolore è una creatura, quasi una benedizione di Dio. Dove la felicità non è così semplice da afferrare, è qualcosa di più complesso, ma in cui c’è tutto, anche il dolore”.