Venezia ha un rilevante ed inestimabile patrimonio artistico ed architettonico, costituito da 95 chiese, di cui però solo 75 sono aperte al culto e poche sono visitabili durante il giorno. All’interno di queste chiese ci sono innumerevoli opere d’arte, affreschi, statue, capitelli, rilievi, oltre agli arredi e paramenti liturgici. Il responsabile dell’ufficio chiese del Patriarcato, don Aldo Marangoni, intervenendo ieri all’inaugurazione dei lavori di restauro della chiesa di S. Moisè, ha lanciato l’allarme. “C’è – ha detto – il pericolo che rimangano chiuse. Il Patriarcato vuole guardare al futuro senza perdere la ricchezza di questo patrimonio e senza espropriarlo ai fedeli. Trovare una chiesa aperta, accogliente, con le opere illuminate, pulita e custodita dalle azioni vandaliche e preservata dai facili furti, è quello che noi vogliamo”. Secondo don Marangoni, tuttavia, “la Chiesa da sola non ha i mezzi per assicurare questo servizio”. Ecco perché, durante l’inaugurazione a S. Moisè, cui erano presenti il Patriarca card. Marco Cè e il sindaco Paolo Costa, ha voluto “lanciare un appello alle autorità competenti perché si facciano compartecipi di una vera collaborazione”. Le piccole parrocchie della città non hanno la possibilità di tenere le chiese aperte oltre i momenti liturgici della giornata. Una soluzione potrebbe essere quella di estendere l’esperienza già avviata in 13 chiese veneziane, che sono visitabili a pagamento da parte solo dei turisti, grazie al servizio assicurato dalla cooperativa Chorus. Per arrivare alla giusta soluzione, che potrebbe prevedere il pagamento di un modesto biglietto di ingresso, secondo don Marangoni, oggi “è necessaria la collaborazione dei parroci, delle istituzioni ecclesiastiche e degli enti pubblici”.