“Nell’arbitraria divisione in atto tra etica privata ed etica pubblica, la sessualità (ma non è la sola) viene svuotata d’ogni verità e valore oggettivo e relegata a ‘fatto’ soggettivo e privato degli individui”, afferma mons. Mauro Cozzoli, docente di Teologia morale alla Pontificia Università Lateranense, commentando le parole del Papa all’Angelus di domenica scorsa. “Si vuol far passare come affermazione di diritto e di libertà – prosegue Cozzoli – l’assioma acritico e razionalmente inconsistente che la sessualità è un ‘modo di sentirsi’ individuale, un’identità e una tendenza arbitraria e indifferente, svincolata da ogni ordine oggettivo e naturale. Verso cui l’unico obbligo della società civile e politica è la ratifica morale e giuridica, così da approvarne gli atti e i comportamenti e riconoscere e garantire a single e conviventi, a omosessuali e transessuali gli stessi diritti di persone unite da vincoli di matrimonio stabili e secondo natura. Tutto questo viene ostentato e fatto credere come progresso, emancipazione e affermazione di libertà”. “Consentire eticamente e giuridicamente a ciascuno – prosegue il docente – di assecondare le proprie tendenze, consentire a due persone di stabilire una convivenza sessuale a ‘partire da sé’ e a ‘finire a sé’, non essendo debitori che al proprio ‘io’ e alla propria ‘complicità’, questo individualismo viene considerato come una conquista di civiltà. E chi osa avanzare riserve e limiti morali e giuridici, chi osa porsi problemi educativi e preoccuparsi dei riverberi fuorvianti e dissociativi sui giovani e sulla società viene bollato come retrivo e reazionario. Il dogma liberista è dittatorio: se non ti sottometti sei un illiberale”. (segue)