“La salute umana è una tensione verso l’armonia fisica, psichica, sociale e spirituale che rende capace la persona di adempiere la missione ricevuta da Dio, secondo la fase della vita nella quale si trova”. Lo ha detto, richiamando il messaggio d Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo dei malati (11 febbraio scorso), il presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute, mons. Javier Lozano Barragan, intervenendo questa mattina alla terza giornata dei lavori del XX Convegno internazionale dei medici cattolici in corso a Roma che si concluderà domani. “Anche la morte – ha aggiunto – rientra nel concetto di salute” perché unisce a Cristo ed è “il fine ultimo della speranza e della fede”. Sulle possibili derive della genetica si è soffermato Bruno Dallapiccola, docente di genetica medica all’Università di Tor Vergata a Roma. “Non è corretto – ha affermato – guardare con pessimismo al progresso della genetica solo perché la società non è preparata a gestirlo correttamente”, ma ha ammonito sui rischi del preoccupante scollamento tra “i tempi dell’avanzamento scientifico” e “la lentezza del sistema sociale e legislativo”, sostenendo l’urgenza di fissare regole e limiti al campo d’azione delle biotecnologie. Particolare riferimento all’utilizzo dei test genetici, che altrimenti “rischiano di minare la qualità della vita delle future generazioni” creando “schiere di malati immaginari ” in attesa di “malattie che probabilmente non svilupperanno mai” e consentendo discriminazioni nei confronti di chi possiede un determinato patrimonio genetico, come accaduto in Islanda, “con l’approvazione di una legge, nel dicembre 1998, che autorizza la raccolta dei dati sanitari degli abitanti dell’isola da parte di imprese private a scopo di profitto”.