AMMISSIONE ALLA COMUNIONE: LA CHIESA RIBADISCE IL NO AI DIVORZIATI RISPOSATI

I fedeli divorziati risposati non possono essere ammessi alla Comunione. Lo ribadisce il Pontificio Consiglio per i testi legislativi che, in accordo con la Congregazione per la Dottrina della Fede e con la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha pubblicato in merito una Dichiarazione resa nota questa mattina dalla Sala Stampa Vaticana. L’organismo vaticano interviene a far chiarezza sull’interpretazione “fuorviante” del canone 915, che prevede i casi in cui i fedeli non possono essere ammessi alla Comunione. Secondo alcuni autori infatti questo canone non sarebbe applicabile ai fedeli divorziati risposati. La proibizione fatta nel canone in questione, spiega la Dichiarazione, “per sua natura, deriva dalla legge divina e trascende l’ambito delle leggi ecclesiastiche positive: queste non possono indurre cambiamenti legislativi che si oppongano alla dottrina della Chiesa”. “Nel caso concreto dell’ammissione alla sacra comunione dei fedeli divorziati risposati – prosegue il testo -, lo scandalo, inteso quale azione che muove gli altri verso il male, riguarda nel contempo il sacramento dell’Eucarestia e l’indissolubilità del matrimonio. Tale scandalo sussiste anche se, purtroppo, siffatto comportamento non destasse più meraviglia: anzi è appunto dinanzi alla deformazione delle coscienze, che si rende più necessaria nei Pastori un’azione, paziente quanto ferma, a tutela della santità dei sacramenti, a difesa della moralità cristiana e per la retta formazione dei fedeli”. Non si trovano invece nella situazione di peccato grave abituale previsto dal canone 915, precisa la nota, “i fedeli divorziati risposati che, non potendo per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – ‘soddisfare l’obbligo della separazione, assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi’, e che sulla base di tale proposito hanno ricevuto il sacramento della Penitenza”.