MEDICI CATTOLICI: INSEGNARE A “VIVERE LA MORTE”

“La testimonianza di fede e di speranza in Cristo dell’operatore sanitario acquista un ruolo determinante” nella fase terminale della malattia. Lo sostiene Corrado Manni, membro della Pontificia Accademia per la vita, rilevando l’importanza dell'”umanizzazione del morire”. Occorre “recuperare il significato vero della morte” che alcuni medici riducono a “insuccesso terapeutico”, ha detto. Accanimento terapeutico ed eutanasia sono i due eccessi della “cultura del rifiuto della morte”; la strada da percorrere è invece quella della “solidarietà”, dell’impegno ad alleviare le sofferenze “servendo la vita e assistendola fino al suo compimento naturale”. Anche nel morire, “l’uomo deve riconoscersi come vivente” e, come tale, essere aiutato a “vivere intensamente l’esperienza ultima della sua vita”. Questa la risposta del medico cattolico all’eutanasia che, secondo Eugene Diamond, direttore dell’Istituto cattolico statunitense “Linacre”, è “in palese contraddizione con il giuramento di Ippocrate” e, la cui legalizzazione, mascherando falsi atteggiamenti di compassione, “potrebbe indurre qualcuno, non pienamente convinto di voler morire a farne richiesta per non sentirsi di peso ai propri cari e al bilancio dello Stato”. A Jesus Rodriguez Muniz, docente di Scienze mediche a Cuba, è stato negato dal governo il visto per venire a Roma. Denuncia e analisi delle forti pressioni sociali e politiche e degli oscuri interessi che in tutto il mondo gravitano intorno all’aborto: questo il tema dell’intervento programmato.