IL PAPA: PORTARE L’ACQUA NEL DESERTO DEL NOSTRO TEMPO

“La carenza di acqua sarà forse la questione principale cui l’umanità dovrà fare fronte nel prossimo futuro”. A distanza di venti anni, l’appello che Giovanni Paolo II lanciò da Ouagandogou, nel 1980, alla comunità internazionale per una “generale mobilitazione contro la grave desertificazione che colpisce i Paesi del Sahel”, non ha perso la sua “attualità”. Lo ha rilevato questa mattina il Papa incontrando i membri dei Consigli di amministrazione delle Fondazioni “Giovanni Paolo II per il Sahel” e “Populorum Progressio”, due istituzioni nate proprio per manifestare “in forma concreta la vicinanza della Santa Sede a quanti soffrono la miseria e la fame”. Non solo “nelle zone desertiche – ha evidenziato il Santo Padre – ma in tutto il pianeta il problema dell’acqua si è fatto più grave ed urgente”. Ecco perché, ha sottolineato, “è opportuno che i responsabili delle nazioni non tralascino di adottare misure adeguate per favorire un equo accesso ad un bene così prezioso per l’intera umanità. Non basta – ha proseguito il Santo Padre – pensare ai bisogni dei presenti; abbiamo, infatti, una seria responsabilità verso le generazioni a venire, che ci chiederanno conto del nostro impegno per salvaguardare beni naturali che il Creatore ha affidato agli uomini perché li valorizzino in modo attento e rispettoso”.” “Parlare di deserto, ha notato il Papa, “richiama alla mente la condizione in cui versa parte dell’umanità afflitta dalla violenza, dalle calamità, dall’egoismo”. E “a chi si trova a vivere in questo ‘deserto’ del nostro tempo la Chiesa vuole recare l’acqua delle verità e dell’amore”. Segnalando le iniziative intraprese dalle due Fondazioni in “nazioni e continenti particolarmente provati”, il Papa ha quindi precisato che la “Chiesa non intende essere una semplice agenzia di aiuto umanitario”, ma “vuole, piuttosto, testimoniare in ogni modo la carità di Cristo, che libera l’essere umano da ogni male”. ” “