“La nuova tecnologia sarà al servizio di tutte le nazioni e di tutti i popoli, pur rispettando le tradizioni culturali di ognuno? Oppure sarà uno strumento per arricchire i ricchi e rafforzare i potenti? Dobbiamo scegliere”. E’ uno dei richiami alla riflessione contenuti nelle conclusioni del documento “Etica nelle Comunicazioni Sociali” pubblicato dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. L’invito da parte della Chiesa è a riflettere e dialogare con gli altri sulla necessità di tentare di promuovere “elevati modelli etici nell’uso dei mezzi di comunicazione sociale”. Questi ultimi potrebbero infatti anche essere utilizzati “per separare e isolare”, e “invece di essere una comunità mondiale, la ‘rete’ del futuro potrebbe trasformarsi in una rete vasta e frammentata di individui isolati, api umane nelle loro celle, che interagiscono mediante dati invece che direttamente fra loro”, annullando così il senso stesso della solidarietà. A fronte della potenzialità di servire la dignità umana, i mezzi di comunicazione sociale possono infatti anche essere “utilizzati per bloccare la comunità e danneggiare il bene integrale delle persone, alienandole, emarginandole e isolandole, oppure attraendole in comunità negative e incentrate su valori falsi e distruttivi”. Fra i principi etici che devono sostenere questo settore, sottolinea il documento, c’è la necessità della “partecipazione pubblica al processo decisionale relativo alla politica delle comunicazioni” e l’importanza che “le decisioni sui contenuti e sugli orientamenti dei media non dovrebbero essere affidate solo al mercato e ai fattori economici, ossia ai profitti, perché non ci si può basare su questi ultimi né per tutelare gli interessi pubblici in generale, né gli interessi legittimi delle minoranze in particolare”. ” “” “