NOTA SETTIMANALE. Pubblichiamo la nota del Sir di questa settimana

Hanno un primo quadro di riferimento gli orientamenti pastorali della Chiesa in Italia per gli anni duemila. Da Collevalenza l’Assemblea della CEI ha indicato lo schema e le parole chiave: Gesù al centro, dopo un giubileo “straordinariamente grande”, non tanto nel clamore organizzativo, quanto nella sostanza spirituale, e perciò la missione come impegno, la speranza come motore. E così la trasmissione e la comunicazione della fede, l’educazione, la responsabilità di tutti i molteplici soggetti presenti nella comunità ecclesiale. E’ un quadro ampio, che sarà meglio determinato e definitivamente varato di qui a un anno.” “C’è evidentemente una profonda coerenza con i decenni passati del dopo-Concilio in Italia, ma c’è anche la consapevolezza che la storia accelera e reclama una capacità nuova di interlocuzione: i cambiamenti sono veloci, non sono reversibili, ma possono essere orientati, come ha detto in apertura il presidente della CEI, “da una fede che sia interamente pensata e fedelmente vissuta”. Ecco allora la ribadita necessità che i cattolici si mettano in movimento, senza attitudini difensive all’arroccamento, ma proprio per ribadire in concreto, le ragioni della fede, anzi, più radicalmente, il tema di Dio. In forme che siano così flessibili per incontrare le molteplici esigenze, i molteplici registri su cui oggi si comunica, e così serene per affermare nella sua interezza la certezza che al di sotto di tutti i mutamenti ci sono molte cose che non cambiano e trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso, ieri, oggi, sempre.” “Il percorso verso gli orientamenti pastorali può allora essere una occasione per mettere ulteriormente a frutto l’occasione del Giubileo e nello stesso tempo per approfondire e sviluppare lo stesso progetto culturale, che a Collevalenza è stato ribadito come una scelta strategica per la Chiesa e per i cattolici in Italia.” “D’altro canto la serie ormai interminabile delle emergenze e dei problemi sociali e legislativi che da troppo tempo ci affaticano, hanno la loro radice ultima proprio in una questione antropologica. Una specchiata testimonianza, capace di interloquire sui giusti registri, sui grandi problema della vita, degli affetti, della persona, diventa così un motivo di speranza anche per tanti, che, in particolare in Occidente, continuano a gingillarsi coi quella dose di narcotici che quotidianamente passano i circuiti del politicamente corretto, un po’ cinici e un po’ disperanti. ” “” “