ASSEMBLEA CEI: LETTERA AI PRETI

“La fatica delle Chiese particolari a predisporre cammini di formazione permanente; l’attesa di una proposta come riferimento per una riflessione in ogni presbiterio diocesano” prevedendo “la crescita di una mentalità nuova, aperta a una formazione che si accompagni alle diverse età della vita”. Sono questi, per la Commissione episcopale per il clero, i risultati più importanti di una ricerca condotta tra le diocesi italiane sul tema della formazione permanente, e presente nel documento “La formazione permanente dei presbiteri nelle nostre Chiese particolari”, reso noto oggi alla XLVII Assemblea della Cei di Collevalenza.” “La formazione permanente, scrivono i vescovi, “non dipende solo dall’impegno comune di un presbiterio”, ma “deve trovare nel singolo presbitero la disponibilità alla cura di sé”, intesa come “cura personale per la vita spirituale e costante attenzione all’aggiornamento teologico e all’aspetto pastorale della realtà culturale in cui si vive”.”Per non essere travolti dal pragmatismo”, che genera “stanchezza psicologica, fisica e spirituale” i vescovi invitano alla “riappropriazione del tempo” e alla “riscoperta dell’essenziale” ritrovando così “l’adesione profonda alla volontà di Dio”. La formazione permanente richiede, inoltre, “nelle Chiese particolari il passaggio da esperienze occasionali a veri progetti organici”: di qui lo stretto legame col “progetto culturale”, in cui i preti vanno maggiormente coinvolti, e la presenza e il ruolo decisivo del vescovo. Due sono gli imperativi del prete: “discernere e impegnarsi sia a livello della cultura alta” che “popolare”, e “progettare”, passando ad “una parrocchia come soggetto articolato per la missione; senza cadere nel rischio della burocratizzazione o nell’enfasi dei mezzi”. “L’impegno culturale sul fronte della pastorale ordinaria” richiede, inoltre, ai sacerdoti la capacità di “comunicare”, da cui deriva “la lungimiranza pastorale per un sapiente utilizzo dei mass media”. (segue)” “” “” “” “” “