ASSEMBLEA CEI: LETTERA AI PRETI (2)

“Il prete – prosegue il documento – è l’uomo dalle molteplici relazioni, radicate nella grazia dell’Ordine sacro” sulla cui base prendono consistenza le relazioni “con la Chiesa, con il presbiterio, con la comunità”, e che devono trovare nel mondo interiore del presbitero “stabilità di motivazioni, equilibrio, disponibilità all’ascolto, al dialogo e all’iniziativa, in modo che egli diventi un punto di riferimento per la vita della comunità e delle persone”. “Anima della spiritualità del presbitero” deve essere la “carità pastorale” a cui va data concretezza sviluppando, “fin dal seminario”, i grandi temi “dell’affettività, del rapporto con i beni materiali e con il denaro, e dell’obbedienza nella comunione”. Di qui la cura di “maturare un robusto equilibrio umano e spirituale, nella capacità di relazioni trasparenti ed evangelicamente motivate” e del “corretto uso dei beni materiali, caratterizzato dalla sobrietà, contro ogni rischio di imborghesimento che offusca l’immagine del prete, testimone del Cristo povero”. A riguardo il prete “deve dare esempio di amministrazione chiara e precisa dei beni della comunità, coinvolgendo i laici esperti in concrete responsabilità”. Grande cura richiede anche “la formazione all’obbedienza” come “disponibilità a vivere la comunione con il Vescovo e la Chiesa anche nei momenti inevitabili di possibili incomprensioni e fatiche”. Attenzione particolare, infine, alla formazione permanente in relazione alle diverse età dei sacerdoti. Il documento osserva che i preti giovani portano capacità di dedizione ed entusiasmo ma mostrano anche “una più facile stancabilità”, mentre i preti anziani, che rischiano di vivere “ai margini” della comunità cristiana perché afflitti da malattia, “hanno bisogno di percepire la comunione fraterna di tutto il presbiterio”. Per la “seconda età”, invece, la formazione deve mirare a rimotivare i tempi dello studio e degli impegni pastorali seri per evitare il rischio del “disincanto pastorale, che trascina verso forme di scontatezza e di sciatteria sia nella predicazione sia nelle celebrazioni liturgiche”.” “” “” “” “” “