“Scusaci lettore…”: è questo il titolo della tavola rotonda organizzata dall’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana), con il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e la Federazione nazionale della stampa italiana, che si è svolta questa mattina a Roma per riflettere, come ha spiegato il moderatore dell’incontro e presidente dell’Ucsi Emilio Rossi, sulla “crisi di identità e di ruolo del giornalista”. Nell’anno del Giubileo, si è chiesto, “c’è qualcosa che dobbiamo restituire ai nostri lettori e ascoltatori?”. Un impegno alla responsabilità “per ogni parola che pronunciamo, ogni immagine che mostriamo, ogni silenzio che adottiamo” perché il rischio peggiore del giornalismo è “non rendersi conto di quale giocattolo abbiamo per le mani”. Per il direttore di “Avvenire” Dino Boffo, occorre ritornare al “cuore della professione come impegno civile”, ma “con connotazioni etiche quasi religiose” per “restituire al lettore l’integrità dei suoi diritti”. “Passione e tormento” i tratti del giornalista, per il quale, dopo un esame di coscienza, sono auspicabili “otto ‘mai più’: mai più innamorati di se stessi, imbonitori e carezzevoli, fanatici e faziosi, svogliati e banali, allineati e proni, invidiosi, complici e collusi, sazi e arrivati”. “E’ la tv a fare la realtà”, questa l’opinione di Giulio Borrelli, direttore di Tg1, a giudizio del quale per molti utenti, “un evento non appare vero se non è passato attraverso il filtro dello schermo televisivo”. Di qui la responsabilità del mezzo, il richiamo ad “una sapienza antica” che sappia fare informazione autentica senza forzare la realtà”. “Per l’informazione il pubblico è essenziale” ha aggiunto; ecco la necessità di “fare dei giornali/telegiornali generalisti” e “non è facile – ha concluso – essere colti e popolari allo stesso tempo”. (segue)