GIUBILEO DEI GIORNALISTI: “SCUSACI LETTORE…” (2)

Sulla stessa lunghezza d’onda Mario Cervi, direttore de “Il Giornale”. “Anche i lettori devono chiedere scusa – ha detto, perché – rimproverano l’informazione d’essere superficiale”, ma disertano i quotidiani “se non trattano anche argomenti frivoli”: è “la difficoltà della stampa generalista”. “Non vorrei che il richiamo alla frivolezza dei lettori diventasse un alibi per giustificare la nostra frivolezza” ha replicato Gad Lerner, editorialista di “Repubblica”. “L’essenza del comunicare, lo sforzo del mettersi in sintonia con gli interlocutori – ha affermato -, questo è il nostro vero limite: lo si fa troppo poco ed è ciò di cui bisogna chiedere scusa”. E poi “la fatica a misurarsi con il sacro e la dimensione del mistero”, molte immagini, ma “poco approfondimento critico”. Anche per il direttore di Tg5, Enrico Mentana, “la stampa laica”, a differenza di quella cattolica, “è incapace di scrutare in profondità” l’evento dell’Anno santo e il giornalista pecca soprattutto di “protagonismo e narcisismo”. “L’interesse giornalistico” per un qualsiasi “episodio immediato del Giubileo non può non portare – ha replicato l’arcivescovo di Genova, card. Dionigi Tettamanzi – ad un interrogarsi sui suoi significati più profondi: è una sfida per tutti i comunicatori a dare una risposta personale, non delegabile ad altri”. Duplice allora l’impegno della comunicazione in un’ottica giubilare: “Restituire il capitale umano, nella sua verità e intelligenza” e “liberare dall’errore e dall’ignoranza”. “Dalla triade legalità, moralità e spiritualità” discende, ad avviso del card. Tettamanzi, un giornalismo realmente etico, che è fatto anche di “umiltà e saggezza di fronte al mistero di Dio riflesso in ogni uomo”.