SOMALIA: P.BERTIN (CARITAS SOMALA), “SPERANZE DI PACE DALLA CONFERENZA DI GIBUTI”

La conferenza di Gibuti “può essere determinante per le sorti della Somalia. Stavolta la società civile è protagonista. E la pace, si sa, può nascere e vivere solo quando è costruita da chi è chiamato poi a viverla nel quotidiano”. Padre Giorgio Bertin, amministratore apostolico di Mogadiscio e presidente di Caritas Somalia, parla della Conferenza per la pace in corso a Gibuti (si è aperta il 2 maggio ed è sostenuta e riconosciuta dall’Onu, dall’Oua, dalla Lega Araba, dall’Organizzazione della Conferenza Islamica e dall’Igad, Intergovernmental authority for development, che raggruppa i Paesi del Corno d’Africa) e delle speranze di un popolo stremato dalla guerra civile. Secondo padre Bertin questi sono forse giorni decisivi per il futuro della Somalia. Infatti il “non-Stato” somalo, dopo l’abbandono dell’Onu nel 1993 è in una frammentazione cronica, con continui scontri tra clan e fazioni. La situazione è ora aggravata dalla fame, che mette a rischio la vita di un milione e mezzo di persone, tra cui 300.000 bambini al di sotto dei 5 anni. La conferenza di Gibuti, prosegue padre Giorgio “presenta una grande novità: i protagonisti non sono, come al solito, i capi-clan, ma capi tradizionali di tribù e sottotribù, intellettuali, capi organizzazioni, donne, ossia i rappresentanti della società civile, che vivono in Somalia o provengono dalla ‘diaspora’ somala”. Il progetto dovrebbe portare all’elezione di un presidente, un primo ministro e di rappresentanti per un Parlamento di transizione della durata di due anni. Dovrebbe successivamente essere varata una nuova Costituzione, al posto di quella del 1960. Ma i problemi non mancano: “Il Somaliland, l’area a nord-ovest della Somalia che si è organizzata in modo autonomo – spiega padre Bertin – rifiuta la partecipazione. C’è poi l’opposizione dei capi delle fazioni armate. Certo, se tutto dovesse andare a buon fine, il problema sarebbe poi come fare accettare loro il nuovo governo. A quel punto non sarebbe irragionevole un intervento della comunità internazionale a sostegno del nuovo governo”. ” “” “” “” “” “