“Molti paesi fanno l’esperienza della mancanza di vocazioni e della fragilità dei giovani segnati da un mondo dove le difficoltà sociali non contribuiscono alla maturazione delle personalità. Spetta ai pastori e a tutti i fedeli l’essere, per la loro testimonianza di vita, dei modelli che spingono al desiderio di seguire totalmente Cristo e di saper ritrasmettere più direttamente l’appello al sacerdozio e all’impegno religioso”. Lo ha osservato Giovanni Paolo II, ricevendo questa mattina, all’indomani della Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, i docenti dell’Istituto di formazione per educatori del Clero (Ifec), in occasione del trentesimo anniversario della fondazione. Un istituto, ha ricordato il Santo Padre, che, grazie all’impegno dei suoi fondatori, ha saputo “sviluppare le intuizioni conciliari sul futuro della formazione sacerdotale, per far fronte alle difficoltà dei decenni trascorsi e per preparare dei quadri capaci di aiutare i giovani seminaristi e assistere i vescovi nella conduzione degli affari diocesani”. “Il discernimento e la formazione alla direzione spirituale – ha messo in evidenza il Papa – sono elementi essenziali per i preti investiti di responsabilità”.” “Il Papa ha quindi richiamato l’attenzione sull’importanza della “formazione permanente del clero, che aiuta i preti a vivere le diverse realtà del ministero, a superare le inevitabili crisi dell’esistenza e a essere sempre più disponibili per la missione. La formazione permanente – ha proseguito Giovanni Paolo II – permette di approfondire l’incontro con il Signore nei sacramenti”, di mettere in luce “le conoscenze religiose e umane per avviare un dialogo più fruttuoso con gli uomini”, di favorire la via fraterna che è “l’anima” del presbiterio. ” “