“Qui a Fatima, dove sono stati annunciati” i tempi di “tribolazione” dei testimoni della fede del XX secolo e “la Madonna ha chiesto preghiera e penitenza per abbreviarli, voglio oggi rendere grazie al Cielo per la forza della testimonianza che si è manifestata in tutte quelle vite. E desidero una volta di più celebrare la bontà del Signore verso di me, quando duramente colpito in quel 13 maggio 1981, fui salvato dalla morte. Esprimo la mia riconoscenza anche alla Beata Giacinta per i sacrifici e le preghiere fatte per il santo Padre, che ella aveva visto tanto soffrire”. E’ uno dei passaggi dell’omelia che Giovanni Paolo II ha pronunciato questa mattina nel corso della Santa Messa di beatificazione dei pastorelli Giacinta e Francesca nella spianata del Santuario di Nostra Signora del Rosario di Fatima. Prima della cerimonia il Papa si è fermato a pregare sulla tomba dei due beati e ha incontrato suor Lucia, l’unica superstite dei tre testimoni dell’apparizione della Madonna nel 1917. Il pensiero del Papa va alle tante vittime del Novecento, agli “orrori delle due grandi guerre e quelli delle altre guerre in tante parti del mondo, ai campi di concentramento e di sterminio, ai gulag, alle pulizie etniche e alle persecuzioni, al terrorismo, ai rapimenti di persona, alla droga gli attentati contro la vita non nata e la famiglia”. Il messaggio di Fatima, ha sottolineato il Santo Padre, “è un richiamo alla conversione, facendo appello all’umanità affinché non stia al gioco del ‘drago’ (Ap 12.3)”, la cui idea riporta alla mente la “grande lotta fra il bene e il male”, e alla constatazione “che “l’uomo, mettendo Dio da parte, non possa raggiungere la felicità, anzi finisca per distruggere se stesso”.