I MARTIRI DEL VENTESIMO SECOLO

“Il martirio è un dono unico e distinto che il Signore concede alla sua Chiesa”, con queste parole l’ucraino mons. Michel Hrynchyshyn, Presidente della Commissione “Nuovi Martiri” del Comitato Centrale del Grande Giubileo, ha aperto questa mattina a Roma il Simposio “I Martiri dell’Europa dell’est e del nazismo” organizzato dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum in vista della commemorazione ecumenica dei testimoni della fede del 20° secolo che il Papa presiederà domenica prossima, 7 maggio al Colosseo. “La grazia del martirio fu operante già dagli inizi della Chiesa – ha spiegato mons. Hrynchyshyn -. Gli Atti degli Apostoli descrivono in dettaglio il martirio di Stefano il diacono. Essendo il primo a ricevere questo dono, nel momento della morte, Stefano intercedette a nome di quelli che lo uccidevano: ‘Signore, non imputare loro questo peccato’. Stefano, pronunziando queste parole, imitava Cristo il Redentore, che pregò per quelli che lo inchiodavano alla croce: ‘Padre, perdona loro, perché non sanno quel che fanno’. Nel corso dei passati venti secoli l’amore che perdona ha ispirato i Cristiani mentre davano la vita per la loro fede” .” “”La vocazione al martirio – ha continuato il Presidente della Commissione ‘Nuovi Martiri’ – é una parte integrante del Vangelo. Gesù in diverse occasioni ha parlato di questa forma di testimonianza. Ha annunciato chiaramente che i suoi seguaci sarebbero stati perseguitati e che questa persecuzione si poteva concludere con il sacrificio della vita. Di fatto non potrebbe essere altrimenti. Gesù é venuto “come segno di contraddizione. Quindi le persecuzioni e il martirio non sono qualcosa di inaspettato o insolito. Sono una parte normale del programma di santità che Cristo propone ai suoi seguaci. Allo stesso tempo, tuttavia, affinché non appaia solamente un obbligo unilaterale, il Salvatore promette una ricompensa: ‘Rallegratevi ed esultate, perché grande é la vostra ricompensa nei cieli'”. (segue)” “