“Dobbiamo interrogarci intorno al senso che la libertà individuale assumerebbe in un ambiente implacabilmente scrutato dall’occhio elettronico”, nel quale prevale “la società della classificazione”, che “accumula informazioni sulle persone e ne traccia profili” e la “società della sorveglianza, dove ogni azione in spazi aperti al pubblico viene seguita, controllata, registrata”. E’ uno dei principali avvertimenti lanciati oggi a Roma dal presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Stefano Rodotà, nella sua relazione annuale al Parlamento. Rodotà ha chiesto “una attenzione adeguata da parte del Parlamento”, visto che “la protezione dei dati personali è diventata uno strumento essenziale per il rispetto dei principi di dignità ed uguaglianza”. Rodotà ha preso in esame, tra l’altro, il settore della telesorveglianza, “in tumultuosa espansione”: “Si calcola che nelle grandi città il cittadino venga ripreso almeno 300 volte al giorno” da telecamere “presenti ormai in banche, stazioni, aeroporti, supermercati e parcheggi, fermate di mezzi pubblici e interi tratti autostradali”. Da una ricerca fatta dall’ufficio del Garante risulta che a ricorrere maggiormente a questo sistema sono le banche (nel 26% dei casi a Roma e il 39% a Milano). Sono state contate 315 telecamere nelle zone centrali di Roma e 213 in quelle di Milano. “Un uomo di vetro in una società trasparente: è questo il nostro futuro?” si è chiesto Rodotà. L’ufficio del garante ha condotto un’inchiesta anche per capire quanto la legge sulla privacy (675/96) sia conosciuta: il 67% degli intervistati ha risposto positivamente e i 2/3 degli intervistati dichiarano di utilizzarla regolarmente. La conoscenza decresce però con l’età (dal 74,7% dei giovani al 49,6% di chi ha più di 65 anni) e cresce con il livello di istruzione (dal 40,5% di chi è in possesso di istruzione elementare al 78% dei diplomati, al 93,6% dei laureati). (segue)