“Il coniugare la necessità sicurezza con l’accoglienza spetta alle leggi dello Stato. Il compito della Chiesa è quello di vigilare perché lo Stato vada nella direzione giusta e non trasformi la sicurezza in egoismo. Può quindi intervenire, magari facendo delle proposte e avanzando dei suggerimenti. Il messaggio della Chiesa è essenzialmente un messaggio religioso e culturale che deve aiutare gli uomini a non avere la paura dell’altro. Alla Chiesa spetta la profezia”. E’ il parere di mons. Bruno Maggioni, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica di Milano che ha partecipato questa mattina al convegno della Fondazione Migrantes a Rocca di Papa (Roma) su “Giubileo e migrazioni: la gente in cammino cambia la Chiesa”. “Per vincere la paura – ha aggiunto il teologo – non basta crescere in generosità. Bisogna recuperare fino in fondo il Dio del Vangelo”. Secondo mons. Maggioni, “dall’atteggiamento verso gli stranieri e le minoranze si vede il Dio in cui i cristiani credono”. “E’ il Dio universale – ha aggiunto – che deve essere mostrato oggi al mondo. Il Dio che muore da sconfitto, che sale sulla croce insieme ai due ladroni. E’ il Dio che nella sua vita ha provato l’ansia della fuga, non ha mai escluso nessuno, ha accolto e curato il Samaritano”. Quando si parla di migrazioni, “alle volte – ha osservato mons. Maggioni – sono proprio i cristiani a rivelarsi più insicuri”. “Alcune persone – ha spiegato il teologo – pur dicendosi cristiane, evidentemente non hanno un’idea giusta di Dio, del Dio che ha rivelato se stesso in Gesù Cristo, che non ha mai fatto differenze fra gli uomini e che riconosce a tutti la stessa dignità”. “La paura per lo straniero – ha concluso Maggioni – in fondo deriva dalla paura della diversità, dalla paura di perdere determinati privilegi, dalla paura del confronto con fedi diverse che in realtà nasconde una debolezza della propria fede”.