MONS. ANTONELLI: “POSSIAMO IMPARARE DALLA CHIESA DEL BRASILE”

“Una Chiesa molto vivace e missionaria, nel suo stesso territorio”. Così mons. Ennio Antonelli, segretario generale della Cei, definisce la Chiesa brasiliana, di ritorno da un viaggio in cui ha rappresentato la Chiesa italiana in occasione della celebrazione dei 500 anni di fede del Brasile, scoperta proprio mezzo millennio fa dai portoghesi. “In Brasile – prosegue Antonelli ricordando il momento culminante della sua visita pastorale, la Messa solenne celebrata sotto la croce piantata da Cabral, primo scopritore del Brasile – ci sono numerosissimi operatori laici, anche ben preparati, e la Chiesa è molto attenta sia alle problematiche spirituali – come dimostra la grande esplosione dei movimenti carismatici, ma anche la mobilitazione di diocesi e parrocchie nel loro territorio – sia ai problemi, spesso drammatici, del Paese, dove è ancora grande la sperequazione tra l’enorme ricchezza di pochi e l’estrema povertà di altri”. Secondo il segretario generale della Cei, infatti, “il grande problema sociale del Brasile è la crescita, necessaria, di una classe media che dia stabilità e prospettive di sviluppo al Paese intero”. La Chiesa, da parte sua, “è chiamata a dare testimonianza di una fede sincera in Cristo. Quello brasiliano è un popolo che ha bisogno anche di sentire emotivamente i valori della fede, di celebrarli col canto, e nello stesso tempo di integrare questa esperienza festosa con la riflessione, la catechesi, l’impegno operativo sia a livello caritativo, sia sul piano della denuncia dei mali sociali, come si sta già facendo con molta forza, anche formando dirigenti cristiani laici in grado di operare efficacemente nelle strutture della società”. “In passato – conclude Antonelli – la Chiesa brasiliana aveva bisogno di tutto, oggi può donare molto. Anche la Chiesa italiana ha molto da imparare dal Brasile, soprattutto in termini di missionarietà e di valorizzazione dei laici”.