CARD. MARTINI: BAUSOLA “UOMO DEL DIALOGO, DELLA MEDITAZIONE E DELL’ASCOLTO”

“Il mistero della morte per un cristiano è anzitutto il mistero della morte in Cristo e la sua certezza della vita in Cristo. E’ questo mistero di morte in Cristo e di vita nuova in Lui che ha caratterizzato la vita del credente Adriano Bausola e che ora ci conforta nel piangerne la scomparsa”. Così il cardinale arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini ha ricordato oggi la figura di Adriano Bausola, già rettore dell’Università Cattolica dal 1983 al 1998, morto a Roma lo scorso 28 aprile, nel corso dei funerali nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano. ” “”La sua – ha detto il cardinale nell’omelia – è stata anzitutto la vita di un cristiano coerente e conseguente, pur nel riserbo che lo ha sempre caratterizzato. Tale riserbo, tale cura della vita interiore, tale attitudine – singolare per il nostro tempo – all’ascolto e alla meditazione, come pure la sua ‘discrezione’ circa i sentimenti religiosi più profondi rifluivano e si manifestavano nel suo culto per la vita semplice e nel suo rifiuto di ogni esibizionismo”. “Questo equilibrio, questa prudenza e questa capacità di mediazione si riflettevano – ha continuato il card. Martini – nel suo ragionare pacato e persino nel suo eloquio sommesso, talora quasi bisbigliato, che scaturiva da un habitus incline all’ascolto e al dialogo, un habitus che si alimentava a quell’intenso e raccolto mondo interiore da lui metodicamente coltivato”. “Non possiamo non ricordare che Adriano Bausola ha vissuto di questo dono della pace interiore non solo nella quiete degli studi ma in un servizio arduo, prima come preside e poi come rettore, a quella istituzione che lo aveva formato come studioso negli anni della giovinezza e che egli tanto amava, all’Università Cattolica del Sacro Cuore che durante il suo rettorato visse un momento di grande crescita, di importante sviluppo e di grande impegno. Aveva un senso profondo e sincero del grande compito cristiano e civile della sua Università e voleva servire a questo grande ideale senza mai badare a se stesso e alle sue inclinazioni che lo avrebbero certamente portato a concentrarsi piuttosto sui suoi studi preferiti”. (segue)” “