MONS.ROMERO: IL SEGRETARIO, “A VENT’ANNI DALLA MORTE, UN SOLO FATALE RIMORSO”

“Ho un rimorso, un solo fatale rimorso: qualche tempo prima del 24 marzo, egli venne a Roma richiamato dalla Segreteria di Stato per denunciare la situazione a El Salvador (…). Mi scontrai con lui. Volli convincerlo ad avere più prudenza e insistetti: ‘Va denunciato il peccato ma non il peccatore…’ Ed egli: ‘La verità va detta’. Disperato, usai l’arma pungente dell’ironia per ferire. ‘Faccia come vuole eccellenza. Comunque sono sempre i poveri a morire, mica uccideranno l’arcivescovo!”. A vent’anni dall’assassinio di mons. Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, avvenuto il 24 marzo del 1980, così lo ricorda don Arturo Bühring, suo segretario dal ’73. L’anniversario della morte verrà ricordato domani sera a Roma con una celebrazione nella Basilica dei Santi Apostoli e una fiaccolata fino al Colosseo. E sono già migliaia le firme raccolte da Pax Christi e altre associazioni per chiederne la beatificazione. “Egli ripartì per El Salvador – continua don Bühring – e poco dopo provai una forte e amara sensazione di non aver capito proprio niente ma di essere stato in qualche modo profeta”. Mons. Romero, così lo descrive il segretario, è stato “un uomo di preghiera intensa”: “Poteva saltare un appuntamento, ma mai l’Ufficio delle ore”. Ma era anche “un uomo di letteratura, un giornalista nato” con una grande “memoria fotografica: citava i documenti del Concilio Vaticano Il e del Papa a memoria”. “Fu uomo di cultura e perciò del popolo – ricorda don Bühring – del popolo tutto intero. Sapeva trattare con tutti, prediligendo i più umili. Fu uomo infaticabile, forte di carattere, ma capace di cambiare parere, di ammettere di aver sbagliato e di mettersi sulla via giusta”.