“Sono venuto a Yad Vashem per rendere omaggio a milioni di Ebrei che furono uccisi nell’Olocausto”. “Qui come ad Auschwitz e in molti altri luoghi d’Europa, siamo sopraffatti dall’eco dei lamenti strazianti di così tante persone. Uomini, donne e bambini gridano a noi dagli abissi dell’orrore che hanno conosciuto. Nessuno può dimenticare o ignorare quanto accadde. Nessuno può sminuirne la sua dimensione. Noi vogliamo ricordare. Vogliamo però ricordare per uno scopo, ossia per assicurare che mai più il male prevarrà”. Nella quarta giornata del suo pellegrinaggio in Terra Santa, Giovanni Paolo II ha scritto una nuova pagina di speranza e di riconciliazione nella storia dell’umanità. Questa mattina, dopo aver celebrato la Messa nella Cappella del Cenacolo di Gerusalemme e aver fatto visita ai due Rabbini Capo di Israele e al presidente dello Stato d’Israele, Ezer Weizman, si è recato Mausoleo di Yad Vashem, monumento alla memoria dell’Olocausto. Qui il Papa ha parlato del bisogno del “silenzio perché non vi sono parole abbastanza forti per deplorare la terribile tragedia della Shoah. Io stesso – ha detto – ho ricordi personali di tutto ciò che avvenne quando i nazisti occuparono la Polonia”. Ebrei e cristiani, ha proseguito, “condividono un immenso patrimonio spirituale” che esige “da noi che sconfiggiamo il male con il bene”. Ricordare “significa pregare per la pace e la giustizia e impegnarci per la loro causa. Solo un mondo di pace con giustizia per tutti, potrà evitare il ripetersi degli errori e dei terribili crimini del passato”. La Chiesa cattolica, ha assicurato il Papa, “è profondamente rattristata per l’odio, gli atti di persecuzione e le manifestazioni di antisemitismo dirette contro gli ebrei da cristiani in ogni tempo e in ogni luogo” e “rifiuta ogni forma di razzismo”. “Il nostro dolore per la tragedia sofferta dal popolo ebraico nel XX secolo – ha concluso il Santo Padre – conduca ad un nuovo rapporto fra cristiani ed ebrei. Costruiamo un futuro nuovo nel quale non vi siano più sentimenti antiebraici fra i cristiani o sentimenti anticristiani fra gli ebrei.