“Le sette sono un dramma, manipolato anche politicamente, per indebolire la Chiesa, ma sono anche una domanda a noi cattolici”: è quanto ha dichiarato all’agenzia internazionale Fides, p. Gianfrancesco Sisto, francescano di 32 anni, in Uganda da 3 anni, responsabile del noviziato francescano a Kakoba, 50 km. da Kanungu, dove il 17 marzo oltre 500 aderenti alla setta del “Movimento per la restaurazione dei dieci comandamenti di Dio” sono morti arsi vivi in una celebrazione che il religioso definisce “satanica”. “Erano tutti molto presi dall’attività della setta – racconta il missionario – facevano continui digiuni, vendevano i loro beni che consegnavano al capo; si alzavano alle 3 di notte per preghiere piene di gestualità e di coinvolgimento corporale. Avevano molta presa tra la gente di qui, ma ora i superstiti della setta, come molti abitanti della zona, sono sotto shock”. Le sette, in aumento in Uganda, Rwanda e Burundi – dichiara padre Sisto – fanno parte di un quadro di “forte propaganda contro la Chiesa cattolica e sono anche manipolate politicamente per indebolirla”. Per porre un freno a questa situazione secondo padre Sisto “bisogna essere fedeli all’annuncio del Vangelo. Una delle cose che attrae di più la popolazione verso le sette è l’elaborazione di cerimonie in cui è molto coinvolto il corpo, con la danza, il canto. Una risposta può essere quella di una maggiore inculturazione della fede, continuando nella ricerca già avviata di forme liturgiche che, nella fedeltà sostanziale al messaggio evangelico, rispondano maggiormente alla ricerca della spiritualità africana”.