Scuola cattolica e scuola dello Stato non devono essere due realtà separate, ma muoversi su un terreno comune, di dialogo, confronto “e anche emulazione e concorrenza”, a partire dai valori educativi che promuovono e dal rispettivo progetto formativo. Lo ha ribadito mons. Cesare Nosiglia, presidente del Consiglio nazionale della scuola cattolica, intervenendo questa mattina al XII congresso nazionale dell’Agesc, ad Assisi. Il vescovo ha richiamato le conclusioni della grande assemblea della scuola cattolica dell’ottobre scorso e “disegnato” un quadro di riferimento per l’impegno educativo della scuola in generale, al servizio della formazione integrale dello studente. Un quadro in cui “l’offerta formativa deve volare alto”, dove non si può accettare “l’assolutizzazione della specializzazione a discapito di una buona base di cultura generale che dà senso, fondazione e stabilità alla persona, non lasciandola in balia delle suggestioni del mercato”. Un quadro, ha aggiunto mons. Nosiglia, dove le famiglie devono poter avere “rilevanza particolare e specifica”, dove la scuola non assolutizza il proprio ruolo. Certo, ha concluso mons. Nosiglia, “l’irrisolto” problema della parità “impedisce di fatto la realizzazione” di un quadro simile. “Finché la scuola non statale e quella dello Stato – ha affermato mons. Nosiglia – non saranno poste sullo stesso piano non solo dal punto di vista dei principi, ma dell’effettiva e concreta parità giuridica ed economica, la scuola italiana resterà sempre zoppa e la società non pienamente libera e democratica”.