Dequalificazione e disconoscimento della figura professionale, orari lesivi per la dignità del ricoverato, tempi di servizio stringati e rivolti “semplicemente all’igiene dell’ambiente con poca possibilità di supporto psichico di chi ha bisogno di sentirsi ascoltato”. Sono solo alcune delle “ingiustizie, quasi sempre al femminile” che subiscono gli assistenti domiciliari. Ad elencarle è Ida Danzi, segretario del Siadest (Sindacato italiano assistenti domiciliari e servizi tutelari) che parteciperà al XII congresso nazionale della Federcolf, in programma a Rocca di Papa (Roma) dal 19 al 20 marzo. Si stima che in Italia le colf siano quasi 2 milioni di cui solo circa 800 mila hanno un contratto regolare. Sono inoltre in continuo aumento le colf di provenienza extra-comunitaria. “La famiglia – sottolinea Danzi – ha poco tempo da dedicare alla cura di chi ha bisogno. Si rende quindi necessaria la collaborazione con persone che scelgono, come professione, il servizio all’uomo”. Nonostante il bisogno, anche in questo settore “si incomincia a sentire la mancanza di persone qualificate”. Colpa, afferma Danzi, del “taglio ai fondi per la formazione professionale in questo settore, così che tantissime cooperative e strutture tutelari stentano a trovare personale qualificato per la mancanza di corsi finalizzati all’assistenza”. In luglio prossimo scadrà il contratto di lavoro delle colf che si rinnova ogni 4 anni. A questo proposito, la categoria parla di un trattamento retributivo che, sottolinea Danzi, “rasenta lo sfruttamento totale”: “Contributi evasi, firme su busta paga non corrispondenti al reale stipendio percepito, continue minacce di licenziamento”. “La disoccupazione – avverte Danzi – è il terreno fertile” dove avvengono queste ingiustizie.