Un pellegrinaggio giubilare alle radici della fede, con una forte dimensione ecumenica, permeato dalla volontà di rafforzare la “mutua conoscenza” fra le tre grandi religioni monoteistiche e l’obiettivo di servire la causa della Pace nella regione. Sono i quattro elementi fondamentali dell’imminente viaggio che Giovanni Paolo II si appresta a compiere in Terra Santa dal 20 al 26 marzo prossimi, illustrati questa mattina dal direttore delle Sala Stampa della Santa Sede, Joaquìn Navarro Valls. Un pellegrinaggio, ha spiegato Navarro, segnato anche da un forte elemento personale come quando, nel giorno in cui visiterà i due Rabbini Capi di Israele, il Papa incontrerà anche un gruppo di venti superstiti polacchi dei lager, nati a Wadowice, poi compirà diverse visite private e si troverà spesso a pregare da solo. All’incontro ecumenico che si terrà nel Patriarcato Greco-ortodosso di Gerusalemme, per la prima volta, i leader delle 7 Chiese Cristiane non cattoliche presenti a Gerusalemme si ritroveranno con Giovanni Paolo II. In questa occasione, ha detto Navarro, “il Papa intende continuare il suo cammino di contatti, riflessione comune e preghiera per l’unità dei Cristiani”. Allo stesso modo, anche l’incontro interreligioso che si svolgerà nell’Auditorium del Pontificio Istituto di Notre Dame di Gerusalemme non ha precedenti, perché per la prima volta si trovano insieme i leader delle comunità delle tre religioni monoteiste. “Il pellegrinaggio del Papa – ha notato Navarro – intende favorire il processo di mutua comprensione religiosa. Il Santo Padre pensa che le religioni dovrebbero giocare un ruolo più determinante negli sforzi per lo stabilimento di una pace giusta e duratura nella regione”. Significativa anche la visita nel campo profughi di Deheisa per richiamare l’attenzione sul problema degli oltre 21 milioni di profughi sparsi per il mondo di cui 3.108.000 sono palestinesi.