Torna nella sua casa romana il primo frate medico della Congregazione dei figli dell’Immacolata Concezione che dette basi scientifiche ai rimedi empirici con i quali i religiosi dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (Idi) – chiamati affettuosamente a Roma ‘ frati della pelle’ – curavano pastori e contadini della campagna romana affetti dalla tigna. La salma del Servo di Dio fratel Emanuele Stablum, da cinquant’anni tumulata nel cimitero romano del Verano, sarà, infatti, traslata giovedì 16 marzo presso la cappella dell’ospedale di via Monti di Creta perché – come dichiara Pietro Puddu, direttore scientifico dell’Idi – “sia testimonianza viva d’amore per Dio misericordioso e per i sofferenti. Fratel Emanuele darà ai nostri medici testimonianza di come essere medico di tutta la persona conservando una visione evangelica del malato”. La storia di fratel Emanuele coincide, si legge in un comunicato dell’Idi, con “la storia dei grandi riconoscimenti internazionali che l’Istituto ha saputo conquistarsi a cominciare da quando padre Ludovico Sala, agli inizi del 1900, convinse i suoi confratelli ad assistere quanti, pastori, contadini e nomadi, bussavano al Casaletto san Giuseppe in piena campagna romana”. Oggi l’Idi rappresenta un progetto di “sanità totale”, con ogni forma di assistenza ospedaliera, da quella professionale del medico, infermiere e farmacista, a quella religiosa del cappellano. Al suo interno 8 divisioni di dermatologia e 4 di chirurgia vascolare. Funzionante anche la chirurgia plastica, varie attività ambulatoriali e servizi di laboratorio analisi, immunologia e diagnosi per immagini. Alla cerimonia è atteso il ministro della sanità Rosi Bindi.