NOTA SETTIMANALE SIR. Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana

E’ entrata dalla porta santa, la processione che ha aperto al cuore del Giubileo, la “giornata del perdono”. Il Papa ha sostato in preghiera all’altare della Pietà. Anche la notte di Natale, dopo avere varcato la porta santa, il Papa si era fermato dinanzi alla Pietà. Poi, come allora, la processione ha attraversato tutta la Basilica, fino all’altare della Confessione, ai piedi del crocifisso: “riconoscere le deviazioni del passato, ha detto il papa, serve a risvegliare le nostre coscienze di fronte ai compromessi del presente, aprendo a ciascuno la strada della conversione”.” “Conversione è infatti la parola chiave di una liturgia inedita nella storia della Chiesa e perciò ancor più significativa di questo Giubileo che Giovanni Paolo II non si stanca di qualificare “grande”. Adesso forse, alla luce di questa celebrazione quaresimale applicata a due millenni di storia della Chiesa, capiamo meglio perché. Grande allora il Giubileo non certo per la pompa o il fulgore organizzativo, ma per l’esigente percorso che vuole indicare a tutti. E perciò prima di tutto alla Chiesa ed ai cattolici. Ha spiegato il Papa: “l’atto oggi compiuto è un sincero riconoscimento delle colpe commesse dai figli della Chiesa nel passato remoto e in quello recente, e un’umile implorazione del perdono di Dio. Ciò non mancherà di risvegliare le coscienze, consentendo ai cristiani di entrare nel terzo millennio più aperti a Dio e al suo disegno d’amore”.” “Certo non è mancato chi si è dichiarato sconcertato o insoddisfatto, ma questo grande Papa si conferma fuori dagli schemi. La fermezza sulla verità che ha caratterizzato questo pontificato, permette e comporta il coraggio della libertà e dunque della carità. Sette fiammelle sono state accese ai piedi del crocifisso al termine di sette indicazioni di colpa e implorazioni di perdono. E il Papa ha ripetuto cinque volte “mai più”, proprio per affermare come si possa fare di più. ” “Dal silenzio palpabile, dalla intensità spirituale della cerimonia del perdono, riassunta nello sguardo vivissimo del vecchio Papa piegato al crocefisso di San Marcello, ritorna la realtà del Giubileo come esercizio spirituale (ma anche culturale) esigente, proprio perché radicato in Cristo, centro e fine della creazione e della storia. Sviluppare (e testimoniare) questa verità impone oggi grande apertura e una inedita creatività. Il Papa ha fretta, sferza molte accidie, proprio perché attende anche molti frutti.” “