“BEATI I COSTRUTTORI DI PACE”: “IL 79% DELLE ARMI PRODOTTE IN OCCIDENTE VANNO AI PAESI DEL SUD”

Il commercio mondiale di armi ammonta a 23 miliardi di dollari l’anno, di cui il 78% è destinato ai Paesi in via di sviluppo: sono i dati forniti da “Beati i costruttori di pace”, alla vigilia di un seminario su “La produzione e il commercio internazionale delle armi” che si svolgerà domani a Padova. Tra i principali produttori, ricorda l’associazione pacifista, vi sono gli Stati Uniti, “che detengono più del 50% del mercato mondiale degli armamenti”, ma anche la Russia (15%) e i Paesi europei: Francia 8%, Gran Bretagna 7%, Germania 6%, Cina 3%, Olanda 2%, Italia 1,5%. “In Italia – affermano i promotori – il fatturato totale dell’industria aerospaziale e della difesa ammontava nel ’97 a 13.000 miliardi, 5.500 dei quali dovuti alle esportazioni. Il settore militare ha fatturato 6.500 miliardi con circa 2.000 miliardi di esportazioni. L’80% del fatturato è prodotto dai grandi gruppi quali Finmeccanica, Fincantieri, Fiat e Marconi italiana”. Le esportazioni italiane di armi (secondo i dati della Presidenza del Consiglio dei ministri) “mostrano una ripresa a partire dal ’94, superando i 2.000 miliardi annui nel ’96, ’97, ’98”. “Gli armamenti italiani – spiega Achille Lodovisi, ricercato dell’Ires Toscana – sono stati esportati in Turchia, Indonesia, Pakistan, India, Cina, Taiwan, Cipro, Perù, Ecuador, Colombia, Eritrea, Nigeria, Algeria, Messico, Vietnam, Guatemala, Etiopia, Israele, Libano, Uganda e Somalia. E l’Italia ha spesso venduto armi a tutte le parti in lotta”. Secondo don Albino Bizzotto, presidente di “Beati i costruttori di pace”, “siamo di fronte ad un’evidente contraddizione. Tutti siamo d’accordo che l’educazione e la formazione di ogni singola persona debbano promuovere la non violenza ma quando passiamo agli Stati sembra che ci sia una legittimazione a lasciare spazio alla forza”.