MONS. CHIARETTI: “LA CHIESA NON È UN’AZIENDA MA HA BISOGNO DI MEZZI ECONOMICI”

Allestire in ogni parrocchia una ‘stanza per l’accoglienza’ di un povero di passaggio, quale ad esempio un senzatetto, una donna in difficoltà, un immigrato senza casa, gestita dalla Caritas parrocchiale: è questa la proposta del’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, mons. Giuseppe Chiaretti, esposta nella lettera pastorale dal titolo “Sovvenire alle necessità della Chiesa”. Mons. Chiaretti ricorda nel documento che la Chiesa “non è un’azienda, non sono quindi i mezzi economici a costruirla, ma è costruita incessantemente dallo Spirito di Dio. E tuttavia la Chiesa ha bisogno di mezzi economici … dal momento che l’evangelizzazioe, la carità, il culto camminano come cammina ogni altra attività umana”. Tra le destinazioni delle offerte personali, l’arcivescovo ha quindi collocato sia gli aiuti alla Chiesa nazionale, che possono assumere la forma di versamenti volontari deducibili dal proprio reddito (fino alla misura di due milioni di lire massimo), sia il sostegno alle diverse “opere-segno” che la diocesi ha deciso quale testimonianza di carità per il congresso eucaristico e il giubileo. Tra queste ultime c’è appunto la ‘stanza dell’accoglienza’, ma ci sono anche le adozioni di gestanti in difficoltà tramite il “Progetto Gemma”, la raccolta di fondi per i terremotati di Nocera Umbra e per gli sfollati del Kosovo, oltre ad altre iniziative di carattere caritativo e sociale. Dice l’arcivescovo che ultimamente le oblazioni sono un po’ diminuite a causa della diffidenza dell’opinione pubblica verso le istituzioni statali di solidarietà, provocata da scandali recenti. La Caritas, però, ha continuato ad essere presente sia tra i terremotati italiani, sia – con gravi rischi – anche all’interno del Kosovo. Essa “è altra cosa dalle pur benemerite strutture civili di protezione”.