“Dovremmo cominciare ad insegnare ai nostri giovani qual è la via spirituale cristiana”. Per questo, c’è bisogno di “padri spirituali” che con la loro presenza accompagnino le nuove generazioni “all’assiduità con Dio, al mondo della preghiera e del pensare”. Lo afferma Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, constatando nei giovani una forte tensione mistica che li porta a ricercare altrove, spesso in Oriente, fonti nuove di spiritualità. In un’intervista che il Sir pubblicherà venerdì, Bianchi si sofferma proprio sulle nuove generazioni: “Insistiamo tanto sulla morale, sulle leggi, sulle formule di fede, ma non diamo quella cultura spirituale che li renderebbe più capaci di arrivare alla pienezza del patrimonio cristiano senza contraddizioni. Dobbiamo avere il coraggio di chiederci: cosa facciamo noi cattolici per iniziare le nuove generazioni ad una vita interiore? Ho l’impressione che facciamo ben poco. Gli insegniamo tanta carità, tanto volontariato, tanta morale, ma trascuriamo l’arte del pensare, del meditare, della vita interiore, della preghiera che sono l’accesso a Dio”. “Allora confessiamoci – prosegue il priore -: cosa facciamo per infondere nei giovani l’eredità della grande spiritualità cristiana?”. “In quanti oggi assumono il ministero della guida e del padre spirituale? Quasi più nessuno”. Eppure, l’uomo ha sempre bisogno di qualcuno che lo porti “nel cammino dello spirito”. “Pensare alla luce delle stelle, della speranza, di Dio. Di questo – conclude Bianchi – i giovani hanno fame e la loro fame va presa sul serio”.