FRANCO GARELLI: “AI GIOVANI BISOGNA CHIEDERE DI PIÙ”

“Bisogna chiedere di più ai giovani, ma le proposte esigenti devono partire da un contesto di adulti che non recitano un ruolo, ma sanno essere testimoni di vita e portatori di senso”. E’ l’opinione di Franco Garelli, docente di sociologia della conoscenza e dei processi culturali all’Università di Torino, intervenuto questa mattina al seminario di studio in corso a Roma (28-29 novembre) promosso dal Cnops (Centro nazionale opere salesiane), dal Cspg (Centro salesiano pastorale giovanile) e dall’Ufficio parrocchia-oratorio della Conferenza ispettorie salesiane d’Italia per una verifica sull’attualità e il ruolo dell’oratorio nella pastorale giovanile. Ma a quali giovani si rivolge oggi l’istituzione di don Bosco, e quali sono le loro attese? Secondo Garelli “si tratta di una generazione ripiegata su di sé, più orientata ad esprimersi in ambiti ristretti e affini che non nella società allargata, incapace di vivere la dialettica tra essere e dover essere e priva di memoria collettiva. Ma anche ricca di valori: la comunicazione, l’affettività, la trasparenza nelle relazioni”. Non si può parlare di “neutralità etica”, ha precisato il sociologo, quanto piuttosto di “incapacità di tradurre i valori in modelli di comportamento”. “In un contesto di bassa tensione morale e sociale, come quello di oggi, in cui adulti frastornati riversano sui giovani le loro insicurezze, appaiono controcorrente, ma di grande valore, i richiami del Papa a grandi mete e responsabilità”. Figure di riferimento significative, per tendere a loro come a dei modelli dando il meglio di sé: di questo, ha rilevato Garelli, hanno bisogno i giovani, “di persone realizzate, cioè dotate di una stabilità di fondo, ma che non danno nulla per scontato” e che sappiano dire Dio con la loro vita “in una cultura giovanile alla quale mancano i ‘fondamentali’ della fede e la croce appare un paradosso perché su sofferenza e morte è calato il sipario”.