“E’ questo il prezzo da pagare per assicurarsi i benefici della globalizzazione, o esiste un modo alternativo per impedire di offrire sfruttamento a basso costo, travestito magari da occasione di lavoro e di sviluppo?” E’ quanto si chiede Adriano Poletti, presidente di TransFair Italia, il marchio di garanzia del commercio equo e solidale che promuove da anni l’iniziativa del “Pallone equo” (i palloni di calcio prodotti in Pakistan senza lo sfruttamento del lavoro minorile), a proposito della tragedia della fabbrica Chowdhury Knitwear a Dafha, in Bangladesh, dove sono rimasti uccisi una cinquantina di operai, in maggioranza donne e bambini.” “”Dalla fine del ’98 – ricorda Poletti -, nella stessa regione 200 persone hanno perso la vita nella medesima situazione lavorativa, per incendi scoppiati non si sa come, all’interno di queste fabbriche”. Anche il reparto stireria della Chowdhury Knitwear, evidenzia, era “il più esposto al rischio di corto circuiti e quindi di incendi, era all’ultimo piano e le possibili vie d’uscita erano bloccate, con la scusa di impedire i furti all’interno dell’azienda: in realtà per impedire agli operai-schiavi di uscire prima delle consuete tredici ore (e più) di lavoro”. Secondo la TransFair in Bangladesh si trovano nelle stessa situazione circa 3.000 aziende tessili, che impiegano oltre 2 milioni di persone, fra cui donne e moltissimi bambini. “La cronaca però – osserva Poletti – non ci dice per chi producano queste fabbriche-prigioni; e non ci dice nomi e cognomi delle aziende occidentali che, in nome della delocalizzazione e del risparmio sulla manodopera affidano la lavorazione e il confezionamento di prodotti tessili a fabbriche che, oltre ad impiegare manodopera minorile, pagano stipendi insufficienti senza tutele dal punto di vista della sicurezza”. Per questo Transfair non propone il boicottaggio dei prodotti – “che può avere ripercussioni anche negative sugli stessi lavoratori” – ma “la promozione di un’alternativa di mercato sostenibile”, perché “il rogo di Dakha possa non ripetersi più e il nostro benessere non sia pagato con la vita e i diritti di migliaia di persone”.” “” “” “” “