“Si è costruita una fantastica macchina della menzogna, imbattendosi nella quale ogni uomo, e prima di tutto il cristiano, si è trovato letteralmente in una ‘galleria degli specchi’ dove tutto era capovolto”. Così Alexei Judine ha “ricostruito” il clima della Russia comunista, delineando il ruolo che i “nuovi martiri” hanno svolto attraverso la loro testimonianza controcorrente. “Ancora ieri – ha proseguito il relatore, intervenendo oggi al Congresso mondiale dell’apostolato dei laici (in svolgimento a Roma fino al 20 novembre) – le testimonianze innocenti e oneste della propria fede e della fede dei propri vicini venivano stravolte attraverso il prisma della coscienza di ‘classe’ e di ‘razza’ fino a diventare irriconoscibili e diventavano un terribile materiale d’accusa contro gli uomini di fede. La menzogna, il sospetto reciproco e il tradimento decidevano ovunque il giudizio. E in questa situazione i cristiani, finendo insieme a milioni di altre persone nell’unico torrente di vittime del nuovo Stato e della sua ideologia, diventavano di fatto gli unici testimoni e i portatori dell’unico significato esistenziale, del senso e del valore della sofferenza in questo mondo dell’assurdo”. Judine ha parlato anche dell'”ecumenismo dei martiri”, uno dei frutti dell’epoca delle persecuzioni che oggi rischia, a volte, di essere contraddetto da una “pesante ricaduta di confessionalismo cieco. Uno sguardo alla storia di quei tragici decenni ci mostra che di fronte al pericolo comune sia i cattolici che gli ortodossi in Russia hanno di nuovo compreso il significato dell’unità cristiana e hanno provato la viva necessità di unire le proprie forze”.