MEDIO ORIENTE: PADRE F. MANNS (CUSTODIA FRANCESCANA), “È TUTTO NELLE MANI DEGLI USA”

“E’ tutto nelle mani degli Stati Uniti d’America. Ma mentre oggi lì si festeggia la ‘Giornata del Ringraziamento”, qui la gente continua a morire”. Nelle parole di padre Frédéric Manns, francescano, portavoce della Custodia francescana di Terra Santa è evidente la preoccupazione per la crescente gravità del conflitto tra israeliani e palestinesi che sfocia in sanguinosi attentati terroristici. La diplomazia segna il passo anche se, dice al Sir il francescano, “sembra ci siano delle trattative in corso. La situazione resta difficile anche a causa dal ritiro dell’ambasciatore egiziano”. “Da qualche giorno – prosegue, inoltre, il portavoce – si susseguono a Gerusalemme manifestazioni di piazza che invocano maggiori poteri all’esercito. La popolazione sembra voglia la guerra. E questo è un bruttissimo segno”. Per padre Manns “la soluzione più realista resta quella invocata dal Pontefice ovvero una giurisdizione internazionale per Gerusalemme”. Il conflitto in qualche modo coinvolge anche la minoranza cristiana. “I cristiani – dichiara il portavoce – si stanno sforzando di essere un ponte tra arabi, con cui hanno in comune, in gran parte, la lingua, ed ebrei, con cui condividono i valori biblici. Ma la difficoltà è che essendo i cristiani in maggioranza arabi difendono la causa araba. C’è anche una minoranza ebraica ma è difficile, per tutti, restare al di sopra delle parti”. “Ormai nessuno crede più al dialogo. Molti, tra gli arabi, lo ritengono adesso un segno di debolezza. Chi è sicuro dei propri diritti – affermano – non ha bisogno del dialogo”. Circa le possibilità di riprendere in mano l’accordo raggiunto prima dello scoppio dei disordini, iniziati con l’ingresso di Ariel Sharon sulla spianata delle moschee, padre Manns si dice scettico. “Solo gli Usa possono rimettere intorno al tavolo i due contendenti”. Infine un appello alla preghiera e alla pace. “Bisogna costruire la pace, senza teorie, con una mano tesa, con gesti quotidiani, perché tutti ne siamo responsabili. Nessuno al mondo può dire che la pace in medio Oriente non lo riguarda”.