“La razionalità della società moderna può essere anche uno strumento valido per migliorare le condizioni di vita di tanti uomini se riusciremo a collegarla con una cultura sociale umana e cristiana. La grande sfida della dottrina sociale del mondo di oggi rimane ‘l’incarnazione’ dell’orientamento etico cristiano nelle concezioni della civiltà moderna; con il suo impegno vivissimo Igino Giordani è stato in questo senso un personaggio profetico”. Ad affermarlo è André Habisch, docente di etica sociale all’Università tedesca di Eichstaett, intervenuto questa mattina a Roma al convegno internazionale di studi sul tema “La dottrina sociale in Igino Giordani” promosso dal centro omonimo insieme con la Pontificia Università Lateranense e l’Istituto pastorale “Redemptor Hominis”. Un uomo libero, “spiritualmente e intellettualmente spericolato” e “di notevole capacità politica”: così lo dipinge, nel convegno celebrato a 20 anni dalla morte, il docente di etica sociale e filosofia politica alla Pontificia Università Gregoriana, Antonio Maria Baggio. Sostenitore nel 1946 del Patto Atlantico e promotore del primo disegno di legge sull’obiezione di coscienza, qual è oggi il frutto della sua testimonianza? “Secondo Giordani – spiega Baggio – in politica ogni tattica e ogni passaggio devono rimanere funzionali ad un obiettivo ideale più alto, devono comunque rimanere in sé buoni (il fine non giustifica i mezzi), e non deve mai essere chiuso lo spazio alla dimensione profetica. Ma, innanzitutto, il primato dell’etica: senza spiritualità e senza anima, non si può fare politica”.