TOSCANA: LE CAMPANE SUONERANNO CONTRO LA PENA DI MORTE

Il 30 novembre, alle 17 del pomeriggio, tutte le campane della Toscana suoneranno per ricordare l’anniversario dell’abolizione della pena di morte in Toscana (30 novembre 1786), primo Stato al mondo a prendere questa decisione (annullata, però, qualche anno dopo) per iniziativa di Pietro Leopoldo. I vescovi della Toscana, prendendo spunto da questa ricorrenza richiamata dal Consiglio regionale, hanno ribadito in un messaggio, diffuso oggi, come “la pena di morte sia moralmente inaccettabile in qualunque caso e in qualunque situazione”. Non dimenticando che in passato la Chiesa, esercitando il potere temporale, si è lasciata “coinvolgere in una logica sociale e giuridica talvolta contrastante con la lettera e con lo spirito del Vangelo”, si associano perciò alla richiesta di perdono del Papa. I vescovi fanno inoltre alcune precisazioni: “La pena di morte non è di per sé una pena – spiegano -: è pena invece il periodo angoscioso in cui il presunto reo attende l’esecuzione e spesso anche la macabra sceneggiatura che lo caratterizza; poche altre realtà sono altrettanto disumane e disumanizzanti per chi le subisce come per chi vi assiste”. Inoltre, essa “non può essere assimilata alla legittima difesa della società” perché questa sussiste “solo quando vi sia un’aggressione in atto e non solo in progetto”. E non può essere considerata “un deterrente” in quanto “non esiste alcuna indicazione statistica che colleghi la pena di morte con una diminuzione di reati gravi”, al contrario “studi comparativi rilevano che tale pena sembra costituire un incitamento all’omicidio, in quanto lo Stato omicida può costituire una giustificazione psicologica dell’omicidio privato”. Essendo “l’unica pena irreversibile”, affermano, la pena di morte “non appare in nessun modo giustificabile”; il cristiano, “per quanto offeso possa sentirsi, non potrà mai invocare l’uccisione per chi ha ucciso e, ricordando che il Signore ha duramente rifiutato la legge del taglione, dovrà sempre perdonare sinceramente”. “Potrà desiderare e anche chiedere alla pubblica autorità una giusta pena per chi si rende colpevole di un reato – concludono -, ma tale pena, proprio per essere giusta, non dovrà mai violare i diritti essenziali del reo”. ” “” “