GUARIGIONI: “ISTRUZIONE”, A CHI IL POTERE DI GUARIRE DALLE INFERMITÀ?

“Premessa l’accettazione della volontà di Dio, il desiderio del malato di ottenere la guarigione è buono e profondamente umano, specie quando si traduce in preghiera fiduciosa rivolta a Dio”. Lo scrive la Congregazione per la dottrina della fede che aggiunge: “durante l’attività pubblica di Gesù, molti malati si rivolgono a lui, sia direttamente sia tramite i loro amici o congiunti, implorando la restituzione della sanità. Il Signore accoglie queste suppliche e i Vangeli non contengono neppure un accenno di biasimo di tali preghiere”. Il Nuovo Testamento riferisce anche dei prodigi realizzati dagli apostoli e dai primi evangelizzatori e sia il Vangelo di Marco sia la Lettera ai Galati “ampliano la prospettiva e non limitano le guarigioni prodigiose all’attività degli apostoli”. Il documento della Congregazione per la dottrina della fede fa riferimento ai “carismi di guarigioni” e li definisce come “dono concesso a una persona di ottenere grazie di guarigioni per altri”. “Esso – puntualizza l’Istruzione – è dato in solo Spirito, ma non si specifica nulla sul come quella persona ottiene le guarigioni. Non è arbitrario sottintendere che ciò avvenga per mezzo della preghiera, forse accompagnata da qualche gesto simbolico”. L’Istruzione parla a questo punto delle guarigioni legate ai luoghi di preghiera come i santuari dove sono frequenti le celebrazioni liturgiche e non liturgiche che hanno come parte importante della loro finalità l’ottenimento di guarigioni. “Anche queste celebrazioni – afferma la Congregazione – sono legittime, purché non se ne sovverta l’autentico senso”. Stessa indicazione vale per le riunioni di preghiera. “Le celebrazioni previste nei libri liturgici – afferma la Congregazione – se si realizzano nel rispetto delle norme liturgiche sono lecite, e spesso opportune, come è il caso della Messa pro infirmis. Se non si rispettano la normativa liturgica, la legittimità viene a mancare”. ” “” “