“Ma perché in Italia non è possibile discutere e confrontarsi pubblicamente su argomenti attinenti a scelte di etica o di bioetica, approfondendo il merito delle argomentazioni e delle conoscenze, senza far ricorso inutilmente alla divisione tra cattolici da una parte e laici (o laicisti) dall’altra, una spaccatura artificiale che mette in secondo piano il bene dei cittadini, che lo Stato deve perseguire?” E’ questa la “reazione spontanea” de “La Civiltà Cattolica” di fronte alle “polemiche sorte in seguito alla commercializzazione della pillola del giorno dopo”. Nel prossimo numero del periodico dei Gesuiti infatti, padre Michele Simone si sofferma sul caso notando che “ogni volta che alcuni cattolici, o anche responsabili della comunità ecclesiale, sentono il dovere di aiutare a valutare le scelte etiche di fronte alle quali il Paese si trova, anziché di fronte ad obiezioni di contenuto o ad esami di coscienza sulle premesse, talvolta inconsapevoli, delle posizioni altrui, si trovano a subire soltanto l’accusa di essere cattolici (cioè, secondo chi pronuncia tale accusa, ‘dogmatici’) oppure a quella di voler imporre agli altri le proprie opinioni”. Da quando non c’è più il “partito di riferimento”, osserva il padre gesuita, “i cattolici sono, in un certo senso, più ‘liberi’ di difendere le proprie posizioni, anche se con maggiore responsabilità”. E’ dunque necessario, nota ancora “La Civiltà Cattolica”, che “lo stile di dialogo da costruire da parte di chi cattolico non è – giacché l’Italia è un Paese democratico e pluralista – si evolva verso atteggiamenti meno prevenuti e più utili al bene del Paese”. Infine, padre Simone sottolinea in modo positivo le “doverose dichiarazioni del ministro Veronesi”, e auspica che “il Parlamento alle parole faccia seguire al più presto i fatti (cioè la possibilità dell’obiezione di coscienza dei farmacisti nei confronti della pillola del giorno dopo)”.