FECONDAZIONE ARTIFICIALE: DI PIETRO (CATTOLICA), “NO” ALLA SELEZIONE EUGENETICA

“Il fatto di arrivare a creare appositamente embrioni in vitro conferma che la fecondazione artificiale mette il medico e i coniugi nelle condizioni di potere selezionare, manipolare e sopprimere embrioni umani”. Commenta in questi termini Maria Luisa Di Pietro, dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica, quelli che alcuni quotidiani nazionali definiscono “il primo caso al mondo” di bambino nato in Francia grazie alla selezione pre-impiantatoria di tipo eugenetico. In questo caso, spiega Di Pietro, “si è utilizzata una forma di diagnosi pre-impiantatoria per selezionare l’embrione che non risultava affetto dalla patologia dei genitori”. Oltre ad aver provocato “l’abbandono e la perdita degli altri embrioni creati in vitro”, commenta l’esperta in bioetica, tale tecnica di fecondazione “contrasta con il diritto di ogni essere umano alla tutela della vita e della salute. Nessun uomo può essere oggetto di selezione o manipolazione, e tanto meno venire soppresso”. Riguardo al diritto dei genitori – affetti da una patologia ereditaria – ad avere un figlio, Di Pietro osserva che “per soddisfare un pur legittimo desiderio di maternità e paternità, non si può sacrificare la vita di tanti embrioni con tecniche lesive della dignità di un essere umano”. Si tratta, quindi, di “stabilire una gerarchia di valori, valutando quale sia il diritto prevalente: da una parte, infatti, c’è il principio di autonomia della madre e la libertà della coppia di avere un figlio non affetto da patologie, dall’altra sta il diritto fondamentale di ogni essere umano alla vita e alla tutela della vita. Non si può ottenere il benessere, terapeutico o psicologico, di qualcuno arrecando danno a qualcun altro”.