I MAESTRI CATTOLICI SULLA QUESTIONE DEI LIBRI DI TESTO: OCCORRE “STIMA” VERSO LA SCUOLA E I DOCENTI

“All’improvviso una decisione della Regione Lazio ci riporta indietro di oltre settant’anni, con un atteggiamento censorio che pensavamo ormai non potesse più trovare spazio”: inizia con queste parole la nota dell’Aimc (Associazione italiana maestri cattolici), a commento della decisione di sottoporre ad analisi i libri di storia in uso nelle scuole, voluta dall’amministrazione regionale del Lazio. I maestri cattolici sottolineano che prendersela con i libri di testo, definendone alcuni “oggetti pericolosi”, costituisce un passo discutibile, in quanto “la storia, di per sé, non è mai neutra. Essa, per sua natura, non ci restituisce mai ‘il fatto’, ma una sua interpretazione. Per quanto onesta, libera da preconcetti, comunque essa è frutto del pensiero dello storico”. L’aspetto più grave contenuto nella delibera della Regione Lazio è però, ad avviso dell’Aimc, “il toccare in modo pesante la funzione docente”. Su questo punto la nota evidenzia che “il libro è strumento” e che l’insegnante, “con la sua libertà di insegnamento che non è anarchia” svolge il ruolo di costruire e gestire il processo formativo, partendo da esso e non uniformandosi al testo e solo a questo. I maestri cattolici affermano quindi che “atteggiamenti censori non servono, anzi sono contrari alla stessa idea di cultura che ha bisogno, invece, di orizzonti liberi, di respiro ampio, di confronto sereno, di competenza solida”. La nota si chiude con l’auspicio che nei confronti della scuola, “istituzione che ha avuto parte non indifferente nella costruzione della democrazia nel Paese”, cresca un atteggiamento di “stima” e di maggiore sostegno.