“Anche se non ha avuto un ruolo primario nel processo di pace, la sua morte è una perdita. Era divenuta un simbolo, mantenendo viva l’eredità del marito Yitzhak”. Anche il nunzio apostolico di Gerusalemme, mons. Pietro Sambi, si unisce al cordoglio che oggi in tutto il mondo è stato espresso per la morte di Leah Rabin. In un’intervista all’agenzia internazionale Fides, mons. Sambi ha parlato del difficile processo di pace in Terra Santa ed ha detto: “israeliani e palestinesi sono costretti dal destino a convivere. Uno può scegliersi gli amici, ma non può sceglierci i vicini. Con i vicini c’è un solo modo di fare: trovare la maniera di convivere e magari di cooperare. Le violenza di questi giorni però portano alla sfiducia… I morti e le distruzioni non servono né a israeliani, né a palestinesi. Tutto ciò che va in direzione della pace è costruzione del futuro: tutto ciò che va in direzione della guerra è distruzione di entrambi i popoli. La pace è un diritto dei popoli e non può essere sacrificata all’orgoglio dei politici. Questa terra è quella che Dio ha scelto per rivelare agli uomini la sua saggezza: occorre agire illuminati da questa saggezza divina”. “La pace – ha aggiunto mons. Sambi – è certamente frutto del lavoro dell’uomo, ma è certo che solo Dio cambia i cuori e li mette sulla via della pace”.